STORIA DEL BRACCIALE

Dalla Preistoria ai giorni nostri, come si sono trasformati i bracciali ed i monili in genere

 

I bracciali, in particolare i bracciali in argento, visto l’ottimo compromesso tra materiale nobile e costo contenuto, sono ormai al polso di qualsiasi persona. Oggigiorno è quasi impossibile incontrare donne che non ne indossino almeno uno: un vezzo, una piccola coccola che impreziosisce l’outfit.

I bracciali in argento sono oggi sicuramente molto diffusi ma hanno una storia alle loro spalle molto solida ed antica.

Fin dalla Preistoria infatti sono stati ritrovati reperti archeologici di bracciali e monili in genere risalenti proprio al periodo Paleolitico Superiore. Questi potevano essere anelli levigati in pietra, ritrovati ad uno stato di finitura ultimata e con fratture dovute all’usura, oppure manufatti creati con conchiglie, denti di animale, corna, materiali facilmente reperibili all’epoca e che venivano sagomati ed incisi.

È dall’epoca Etrusca in poi che i bracciali ed i gioielli in genere assumono le sembianze e le accezioni che noi conosciamo. Infatti, inizia a comparire l’uso di materiali diversi dalla pietra, lavorati sempre con maggior maestria. Da quando l’uomo ha imparato a lavorare l’oro, ritrovato nei letti dei fiumi o nelle sabbie del deserto, si è avuto un importante aumento della qualità e della quantità di monili indossati.

Un’importante testimonianza nel campo dei gioielli si ritrova nell’antico Egitto, dove ad essi veniva attribuito un grande significato religioso e spirituale. Qui, pietre preziose venivano accostate a materiali nobili come argento e oro. L’antico Egitto è stata una forte testimonianza di perfezione tecnica e raffinata creatività. Il bracciale più famoso dell’epoca era quello raffigurante lo scarabeo, emblema tra i più rappresentativi della storia dell’Impero egizio e simbolo di rinascita, come la stessa forma circolare suggerisce.

L’Antica Roma ha subito la forte influenza della popolazione etrusca, che amava adornarsi con numerosi bracciali, anelli e collane. In base al ruolo venivano indossati: bracciali sul braccio sinistro per i soldati, simbolo di valore militare, sul braccio destro per i patrizi, emblema di aristocrazia, e forma di serpente che avvolgeva il braccio sopra il gomito per le donne.

Nel Medioevo i valori della cristianità legati alla povertà e all’umiltà portarono invece ad un calo dell’uso dei bracciali e dei monili in genere come oggetto di abbellimento dell’aspetto esteriore delle persone.

È poi nel Rinascimento che si vede il ritorno a gran forza dei bracciali: i nobili adoravano gioielli con pietre vistose da abbinare all’abbigliamento, che spesso facevano smontare, rimodellare e montare. È il periodo della grande fioritura dell’arte e della cultura che si riflette anche nell’uso di bracciali importanti e appariscenti.

Con l’inizio del 1900 le correnti artistiche come l’Art Nouveau – caratterizzata da motivi floreali e animali, con smalti e nuove cromie – e più tardi l’Art Decò – con le sue forme geometriche legate al Cubismo – cambiarono nuovamente le carte in tavola. Nei materiali si vede l’avvento dell’oro bianco e del platino, ma la più grande novità fu la possibilità anche per gli appartenenti alla media borghesia di sfoggiare prodotti orafi, precedentemente riservati solamente a famiglie reali e aristocratiche. Questo grazie alla diffusione della nuova tecnica della placcatura, ideata dall’italiano Brugnatelli, che consentiva una doratura galvanica ad oggetti fatti di metalli più poveri, e quindi più economici, così da farli sembrare oro.

Questa è una storia antica, antica come quella dei bracciali in argento TUUM che portano impresso un messaggio arcaico ed universale che si trova nel libro più letto di sempre: la Bibbia. Un messaggio impresso a rilievo che si impara da bambini e che ci accompagna per tutta la vita. I bracciali TUUM diventano parte del vissuto di ogni persona, portando impresso parole importanti e che ognuno fa proprie.

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